Recensioni

Claudio Rossetti
L’essere umano conduce la sua esistenza maturando l’impegno di una costante traduzione dell’universo che lo avvolge: ne trasforma lo spirito in paradigmi, l’essenza in fatti e misure.
Nella sua socializzazione sceglie  di veicolare l’anima del cosmo mutandola in “concetti”, mediante il linguaggio riconosciuto e riconoscibile della ratio.
L’artista Rossetti inverte e sovverte l’ordinaria comunicazione, traducendo il corpo opaco della struttura del mondo nel vortice esplosivo della sua essenza.
Non rinuncia disfattisticamente a dipingere la realtà, piuttosto è conscio dello spirito che la anima e ad esso dà voce, amplificandone il lieve tono con la forza del colore e del rilievo.
Dinnanzi ad un’opera del Rossetti sembra che egli porga la mano per facilitare un salto nel cuore dei suoi dipinti.
L’osservatore diventa parte integrante ed attiva del suo lavoro: aggiunge il proprio contributo spirituale, perché, coinvolto ( e non travolto) dall’arte del maestro e finisce col riconoscere se stesso capace di comprenderesentire rispondere a quel suono spirituale.
Rossetti appare persuaso dallo Spirito Immortale che narra al suo spirito il senso non svelato dalla falsa apparenza delle cose.
Di rimando lo spirito dell’artista sembra emulare la generosità dell‘Eterno, lasciando che l’occhio di chi ammira si apra a verità profonde .
Nel circolo virtuoso del “ricevere verità per  donare verità”  è celata la vita, una vita che non è perduta perché è trasmessa da uno spirito all’altro mediante il codice dell’Amore: l’unico linguaggio accettato e riconosciuto dall’artista.
Dayana Di Iorio
Claudio Rossetti
Claudio Rossetti
Una delle critiche più ricorrenti rivolte alla pittura non figurativa del Novecento – l’Avanguardia, come è noto, è stata anche figurazione, e non certo irrilevante – è quella di non avere fondato linguaggi di larghissima diffusione presso quella sterminata  massa di pittori che produttivamente costituisce la grande base della piramide dell’arte. È una critica non immotivata, anche perché la pretesa di pervenire all’esito opposto è esistita.  Se oggi la maggior parte degli artisti “di base” continua a essere figurativa, qualcosa ha fallito, e non è certo imputabile a chi di certe novità espressive avrebbe dovuto essere il primo beneficiario.
Ma esistono anche artisti proprio come i non figurativi del Novecento avrebbero auspicato. Claudio Rossetti è uno di questi. Maneggia l’astrattismo informale con la naturalezza con cui altri dipingono nature morte o marine assolate, quasi fosse un linguaggio imparato e praticato dai tempi dei banchi di scuola.
Non ci si dovrebbe sorprendere: a pensarci bene, è più naturale un modo di esprimersi come il suo, privo di una referenza precisa al di fuori della pura creatività, di uno che si proponga di raffigurare il mondo in tutta la sua complessità.
Rossetti conosce bene i bambini, con cui ha imbastito percorsi didattici di estremo interesse, volti anche al recupero dei più problematici. Ebbene, da bambini, quando abbiamo cominciato a fare i nostri primi scarabocchi, tutti siamo stati astrattisti informali. Poi qualcuno ci ha detto che si doveva fare in una certa maniera, e allora anche noi abbiamo iniziato a rappresentare l’apparenza del mondo.
Nella storia dell’arte, invece, il cammino sembra invertito: prima, quando ambiva a vivere secondo natura, l’uomo ha cercato di riprodurla come mimésis, imitazione; poi, quando la cultura ha preso il sopravvento, determinando nell’arte un forte processo di intellettualizzazione, l’uomo ha provato a dimenticare la mimésis, giunta nel frattempo, con la scoperta della prospettiva scientifica, a livelli di estrema sofisticatezza, per recuperare espressivamente la verginità infantile, giungendo al punto di far dichiarare al maestro più noto e rappresentativo del Novecento, Picasso, che il suo massimo obbiettivo era di riuscire a dipingere come un bambino.
È per questo che ci siamo abituati a considerare una pittura “bambinesca” come quella di Rossetti frutto di un’acquisizione intellettuale, al contrario di chi dipinge frutta e marine più o meno come si faceva prima di Picasso.
Ma Rossetti ci chiarisce le idee una volta per tutte: se in lui c’è intellettualismo, è tutto ridotto alla conoscenza di quello altrui, appunto l’astrattismo informale sviluppatosi nel secolo scorso, del quale si sono fatti propri tecniche e metodi, dal tachisme a tocchi regolari alla virulenza materica dell’espressionismo astratto, nella sacra combinazione fra gesto e segno, dal gusto per il pattern, la composizione organizzata secondo uno schema regolare, a quello per la texture, l’ordito ottenuto attraverso la ripetizione di uno stesso modulo.
A tutta questa grammatica, applicata con diligenza kandinskijana nel sostenere l’analogia lirica fra pittura e partitura musicale, ma anche con il piacere di prendersi, di tanto in tanto, licenze inattese alla regola, Claudio Rossetti aggiunge un contenuto di particolare spessore, non connesso scontatamente all’astrattismo informale, ritenuto spesso laico, se non agnostico: la religione.
Ogni opera di Rossetti è un cantico biblico, una laude francescana in cui sorella luce e fratello colore concorrono a meglio onorare la maggior gloria di Dio. Eccola un’altra scoperta di Rossetti, l’astrattismo come rappresentazione dell’irrappresentabile, emanazione diretta dello spirito nel suo anelito all’assoluto divino. L’avessero capito anche i preti, le chiese moderne sarebbero piene di informale, invece che di tanta mediocre figurazione. Favorendo in maniera decisiva la sua affermazione come linguaggio artistico dei più, non di pochi.
Vittorio Sgarbi
Claudio Rossetti

Claudio Rossetti traduce in pittura quella che è la realtà che lo circonda, l’ambiente in cui vive, le persone che incontra, le sensazioni che prova, le emozioni che dal profondo di sé vengono a galla diventando segni e colori. Un vortice di energia, un’esplosione di vitalità, un moto continuo di pensieri ed idee che prendono vita nelle pennellate insistenti e nervose, in una miriade di sfumature quale espressione di ricchezza mentale e spirituale. Autodidatta di formazione, Claudio Rossetti si è lasciato affascinare da varie espressioni creative; scenografia, poesia, disegno e pittura, forme artistiche diverse ma accomunate da un aspetto che è quello della consapevolezza di comunicare, attraverso l’arte, un valore, un ideale: l’amore per la natura e la bellezza del creato. Sceglie l’astrattismo informale nel quale combina gesto, segno e colore per giungere alla percezione delle cose. Osservando e meditando su ciò che osserva l’artista si estranea dal resto del mondo, e si immerge nella propria dimensione, fatta di disegni e colori. Nel gesto libera le proprie tensioni; l’atto creativo non è progettato, è spontaneo, è impulsivo, non controllabile. Il segno è veloce e dinamico; una sorta di scrittura automatica fatta di pennellate nervose che riempiono ogni spazio della superficie, creano spessori e movimento. Il colore, caldo e vivace, è lasciato cadere sulla tela, attribuendo al caso e alla libera immaginazione l’opportunità di diventare figura. Piacevole e positiva nella sensazione che comunica. Claudio Rossetti indaga nel proprio Io con naturalezza e disinvoltura, scarabocchiando quasi la tela come un bambino ingenuo e sincero che non ha bisogno di aggrapparsi alla necessità di dover rappresentare l’apparenza delle cose. Immagini astratte dunque ma che descrivono la realtà. Una realtà vera e vissuta, che si manifesta nella materia non nella forma. Una realtà che raffigura idee e pensieri raccolti e custoditi durante i suoi numerosi viaggi, le lunghe e lontane tournée, i tanti incontri; pensieri che altrimenti sarebbero rimasti nascosti e che diventano invece immagini cariche di vivacità cromatica, di energia espressiva, di fede e spiritualità. Il colore, gettato sulla tela, trova forza nel suo spessore e combinato al segno diventa parola, espressione poetica pari a quella scritta che accompagna l’immagine e, diventandone il titolo, determina il tema dell’opera.  Claudio Rossetti riesce a far entrare l’osservatore nel dipinto, coinvolgerlo in quell’affascinante mondo di idee, di concetti, di espressività soggettive, personali ed intime. È come se l’artista diventasse una sorta di guida spirituale alla comprensione dell’opera, in grado di trasmettere i propri pensieri, la propria interiore voglia di evasione dalla realtà, e accettarne l’interpretazione.
Roberta Filippi

Il riferimento Evangelico, citato nel titolo di questa raffinata ricerca visiva, ci induce a capire che la rivelazione di un contenuto così spirituale poteva arrivare solo grazie al linguaggio informale d’ambito espressionista. Lo si comprende dall’incisività pregnante di una rappresentazione astratta, in una bicromia sinfonica atonale d’alta qualità estetica.
Paolo Levi  
Nelle sue opere informali vi è sempre un non so che di delicato e soave, tutto è intonato, vi è sempre la riconoscibilità del significato celato nell’immagine, non solo attraverso una titolazione attenta e descrittiva, ma anche attraverso quel potere di parlare al cuore, che solo le opere del maestro Rossetti hanno. Un potere della forma che sulla tela si completa e si fonde come in Rossetti si uniscono la grandezza spirituale dell’uomo e la genialità dell’artista.
Sandro Serradifalco 
Il maestro Claudio Rossetti da sempre si esprime attraverso la pittura per dar voce alla sua anima e alla parola di Dio. Il suo lavorare è prolifico, l’impasto pittorico è sempre ben dosato nonostante la sua irruenza, e l’impeto gestuale che proviene dall’artista trova una sua specifica misura, un controllo sugli eccessi e sui rischi che l’arte informale spesso può portare.
Salvatore Russo
Il pittore è colto quanto talentuoso. Ha saputo conciliare, in questo contesto squisitamente religioso, il proprio innato gusto estetico con le esigenze di una tematica appartenente alle vicende umane. L’informale per lui è una singolare necessità metafisica.
Stefania Bison
Claudio Rossetti
La pittura di Claudio Rossetti, trasforma e stravolge gli usuali metodi di comunicazione artistica proponendoci un linguaggio del tutto nuovo per parlarci della realtà, di ciò che ci circonda. Rossetti non rinuncia alla concretezza dei temi che tratta, ma piuttosto ne cambia le caratteristiche, gli dona spessore e matericità con quelle sue dense e corpose pennellate; ne enfatizza l’importanza utilizzando una gamma cromatica ricca e brillante. Nonostante l’artista stravolga questo linguaggio, non rinuncia mai alla spiritualità del suo messaggio. L’astrattismo informale di Rossetti diventa dunque la nuova chiave di lettura di un sentimento comune, diventa la risposta spirituale alle nostre domande. Rossetti omaggia l’Eterno, e con la sua arte ci lascia entrare laddove, spesso, l’animo umano non arriva, coinvolgendoci così in un’esperienza non solo artistica, ma mistica e spirituale. Le opere di Rossetti sono messaggi universali, un invito a guardare il mondo con gli occhi dell’anima, lasciando spazio ai buoni sentimenti senza perdersi nel materialismo e nell’egoismo da cui spesso l’uomo viene sopraffatto.
Josè Van Roy Dalì
Claudio Rossetti

Le opere di Claudio Rossetti trovano ispirazione in una soprannaturale esperienza, in uno slancio verso il Divino che porta alla concreta realizzazione empirica della Verità Biblica. E’ l’incontro con un Dio infinitamente grande che veglia sugli uomini per condurli alla salvezza, in un vortice di colori che con la loro forza riscaldano l’animo di chi osserva. Colori accesi che rispecchiano la forte emozione dell’incontro con il Padre Celeste un Signore amorevole che inonda la vita di ognuno fino a spezzare le barriere, fino a rendere soffusi i confini terreni. Nelle opere di Rossetti non si notano nette linee di demarcazione che separano il contingente imperscrutabile, tutto si amalgama in sfumature che attenuano il contrasto che uniscono la terra al cielo in un amorevole abbraccio tra l’umano ed il divino. E’ evidente, in questa affascinante produzione artistica, l’anelito dell’uomo in una dimensione più alta, fino alla scoperta dell’essenza della vita…. fino a realizzare l’amore che dall’alto è elargito ad ogni creatura. L’artista ha inteso inoltre enfatizzare la piccolezza dell’uomo di fronte alla maestà divina, ciò si può ammirare in alcuni dipinti raffiguranti infinite – galassie che rendono l’essere umano impercettibile ma sempre soggetto al potente sguardo di Dio, un Signore attento ai bisogni ed ai desideri di ognuno di noi, un Padre “che può fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo”. In tutta la produzione artistica si notano colori forti e nitidi, sfumature che avvolgono insieme mondi diversi in una vivace descrizione degli elementi essenziali del cosmo, in un racconto che parla dell’esperienza divina nella vita dell’uomo e della salvezza dai peccati grazie al sacrificio di Cristo, di Colui che dall’alto veglia su ogni creatura.
Elisa Lo Giudice

L’opera artistica del pittore si compendia di opere figurative e dipinti realizzati con intrecci di colori di ampia luminosità, riproducenti paesaggi ed ambienti naturali, incarnati in vasti orizzonti, nel’ambito precipuo di narrazione delle meraviglie insondabili dell’universo, frutto della creazione dell’Eterno. Il risultato di ogni opera artistica si risolve nella rappresentazione di realtà naturali affascinanti, che si intersecano come parti di un tutto (si pensi alle distese marinare illuminate dai raggi solari, alle vaste campagne dominate da cieli aperti e sconfinati), capaci di destare un’ammirazione e una contemplazione di una realtà universale, ben più grande, specchio e ricchezza dell’originalità della creazione, per l’opera di Dio che dà vita a tutte le cose. Altre opere artistiche rinviano ad un preciso messaggio del Vangelo, allo scopo di dare rilevanza alla problematicità della condizione umana, disancorata dalla vita interiore cristiana, in contesti urbani e collettivi dove gli individui sono astretti dalle necessità e dai bisogni quotidiani che soffocano il cammino in “novità di vita” offerto da Gesù Cristo, Autore della vita.
Roberto D’Amato
Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

0